Per quanto riguarda la politica monetaria, la Federal Reserve (FED) e la Banca Centrale Europea (BCE) hanno proseguito strategie espansive, coerenti con la necessità di favorire la ripresa in un contesto ancora molto incerto.

Negli Stati Uniti, i tassi di riferimento sono stati mantenuti in un range compreso tra 0 e 0,25% e in Europa, la BCE ha lasciato invariato il tasso di riferimento all’1%. La ripresa dell’inflazione potrebbe tuttavia indurre un’intonazione più restrittiva nel 2011.

I tassi del mercato monetario e finanziario, dopo il calo del 2009, sono risaliti, mantenendosi su livelli bassi: l’Euribor tre mesi è aumentato dallo 0,71% all’1,02%; il rendimento medio lordo dei BOT è salito dallo 0,66% all’1,57%, quello dei CCT dall’1,01% al 2,59% e quello dei BTP dal 3,95% al 4,55%. Lo spread fra tassi sui prestiti e sulla raccolta è risultato a dicembre pari a 2,16, rimanendo sostanzialmente stabile nell’anno (-2bps).

Nonostante politiche monetarie espansive, la liquidità sui mercati non si è sviluppata allo stesso ritmo delle spinte inflazionistiche ed il futuro ricorso a manovre restrittive potrebbe generare un acuirsi dei fabbisogni monetari.

Il mercato valutario ha registrato un complessivo deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro: il tasso di cambio, pari a 1,43 a dicembre 2009, è sceso a 1,34 con un minimo a giugno di 1,19.

La capitalizzazione complessiva nell’area Euro dei mercati azionari è salita a quota 4.237 miliardi (+5,4% su base annua).

Quanto al sistema bancario, il 16 dicembre il Comitato di Basilea, in risposta alle criticità emerse nel corso della crisi finanziaria, ha pubblicato una nuova regolamentazione di vigilanza prudenziale – c.d. Basilea 3 – volta al miglioramento della qualità del capitale regolamentare, all’innalzamento dei requisiti patrimoniali minimi e all’introduzione di misure anti-cicliche, di un indice di leva finanziaria (leverage ratio) e di due standard minimi di liquidità nelle forme di un indicatore di breve periodo (liquidity coverage ratio) e di un indicatore di liquidità strutturale (net stable funding ratio). L’entrata in vigore della nuova regolamentazione avverrà in modo graduale entro il 2023, per lasciare il tempo ai diversi contesti di allinearsi alle prescrizioni, evitando il rischio di credit crunch. Tuttavia, gli impatti derivanti dai nuovi requisiti hanno già cominciato a manifestarsi soprattutto in termini di maggiore onerosità delle fonti più stabili della provvista.

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