Tra i principali Paesi dell’Eurozona, l’Italia ha registrato il tasso di crescita più basso: nel 2010 il PIL è aumentato dell’1,1% (-5,1% nel 2009), sostenuto soprattutto dal recupero degli investimenti in macchinari ed attrezzature e, in misura minore, dei consumi privati; la spesa pubblica invece è diminuita e la bilancia commerciale ha fornito un contributo negativo, a causa della forte ripresa delle importazioni.

Sotto il profilo congiunturale, dopo un primo semestre positivo, il PIL ha progressivamente rallentato.

La crescita degli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto (+9,2%) è stata favorita dall’aumento della produzione industriale (+5,3% rispetto al 2009), più sostenuta per i beni strumentali ed intermedi, e dall’incremento del fatturato (+10,1%) e degli ordinativi (+13,9%) dell’industria; sono risultati invece ancora in diminuzione gli investimenti in costruzioni (-2,3%).

La poco dinamica spesa delle famiglie (+0,7%) si è riflessa nella stagnazione delle vendite al dettaglio (+0,1% su base annua a novembre), risultata meno marcata per la grande distribuzione (+0,8%) e i beni non alimentari (+0,3%).

L’interscambio con l’estero, favorito dalla ripresa del commercio mondiale, ha registrato un sensibile recupero (+15,7% le esportazioni; +22,6% le importazioni), più sostenuto con i Paesi Extra UE, verso i quali lo sbilancio commerciale ha superato i 20 miliardi (7 miliardi il disavanzo con i Paesi europei).

Le condizioni del mercato del lavoro sono rimaste critiche, pur con timidi segnali di recupero e la riduzione delle ore di Cassa integrazione: il numero di occupati è rimasto stabile, ma il tasso di disoccupazione, è salito dall’8,4% all’8,6%.

L’inflazione, tra fasi alterne, è progressivamente risalita fino al 2,1%, con un tasso medio annuo pari all’1,5% (0,8% nel 2009).

Il fabbisogno di cassa del settore statale è stato pari a circa 67,5 miliardi di euro, in miglioramento rispetto agli 86,8 miliardi del 2009.

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